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Presentazione

L’India ha festeggiato da poco i 60 anni di indipendenza.

 

Il principale obiettivo del periodo Nehruviano, ossia quello di trasformarsi in un moderno stato nazione laico, è ancora oggi non completamente raggiunto. Attraverso l’individuazione di tre differenti idealtipi di elite, quella politica, quella economica e quella religiosa, lo scopo della ricerca è mettere in evidenza i fattori che hanno influenzato la formazione delle elite e delle sue culture.

 

Sarà quindi necessario analizzare fenomeni quali: i percorsi di formazione; quelli relativi al consenso e alla legittimazione di ogni tipologia di elite; la relazione con le masse; il loro radicamento nel territorio; le loro proposte; il loro modo di intendere il rapporto tra politica, religione ed economia. Una volta individuata l’origine dei processi e dei fattori sopraelencati sarà possibile effettuare una comparazione tra i differenti tipi di elite e compiere specifiche analisi di caso.

 

 

India recently celebrated 60 years of independence.

 

The main objective of the Nehruvian period, that is to turn the country into a modern secular nation-state, has still not been completely achieved. Through the identification of three different ideal-types of elite – political, economic and religious – the aim of the research is to highlight the factors that have influenced the formation and the cultures of the elites.

 

It will therefore be necessary to analyze phenomena such as: the paths of formation; the paths to consensus and to the legitimization of each type of elite; their relationship with the masses; their radication throughout the country; their proposals; and their way of understanding the relationship between politics, religion and economics. Once the origin of the above-mentioned processes and factors has been identified, it will be possible to effect a comparison between the different types of elite and to carry out specific analyses.

Presentazione

Il sistema politico americano e la presidenza Obama

 

La novità della vittoria di Obama sta nella sfida rispetto al sistema America dove il primato dell’economia sulla politica non è mai stato messo in discussione. Vi sono state crisi e compromessi, cmoe nel caso dei presidenti Roosevelt e Johnson (la nascita dello stato dirigista nel primo caso, un processo di riforma del welfare) ma non di più. La sfida di Obama riguarda da un lato il rapporto con il governo federale e con la bussness community, dall’altro i legami con il suo elettorato e con il partito democratico.  La sua strategia sembra orientata a utilizzare la crisi del capitalismo finanziario e manifatturiero e i fallimenti degli uomini dell’economia per assumersi responsabilità di controllo pubblico con caratteristiche “all’europea”. Allo stesso tempo, per dare alla sua strategia fondamenta stabili, ha bisogno di un partito e di una partecipazione politica che gli dia legittimità e autorità nel confronto con i propri avversari.

 

Intanto va tenuto da conto che l’elezione di Barack Obama è stata da manuale della politica: sfruttare gli elementi di crisi per trasformarli in consenso è la dote che Obama e i suoi consiglieri hanno mostrato nel costruire una campagna elettorale basata sull’organizzazione, la partecipazione e la confezione di una nuova narrazione collettiva. Si è trattato, insomma, dell’avvio di una costruzione di un “partito del presidente”; di una mobilitazione elettorale senza precedenti, in un paese che disincentiva la partecipazione al voto; di una ricostruzione dell’identità politica del partito democratico, che ha riconquistato il controllo della parola “popolo” dopo 40 anni di dominio culturale conservatore.

 

La ricerca procederà in questa direzione: a) rifletterà in primo luogo sul funzionamento del sistema politico americano oggi (sistema elettorale, finanziamento della politica e rapporti tra gruppi di interesse ed eletti, sistema dei partiti, architettura istituzionale e azione di governo); b) si interrogherà sull’impatto del nuovo “partito del presidente” sul sistema politico americano, ovvero sulle sue strategie di istituzionalizzazione della partecipazione politica avutasi durante la campagna elettorale; c) analizzerà lo stile di leadership dell’amministrazione Obama: rottura o continuità?

 

 

 

 

The American political system and the presidency of Barack Obama

 

The new development brought about by the victory of Barack Obama consists in the challenge to the American system in which the primacy of economics over politics has never been called into question. There have been crises and compromises, as in the cases of Presidents Roosevelt and Johnson (the birth of the planned economy in the first case, a process of welfare reform in the second), but nothing more. Obama’s challenge regards the relationship with the federal government and with the business community on one hand, and relations with his electorate and with the Democratic Party on the other.  His strategy seems to point at using the crisis of financial and industrial capitalism and the failure of economic leaders to assume responsibility for public control along European lines. At the same time, in order to give his strategy solid foundations, he needs a party and a political participation that will give him legitimacy and authority in the confrontation with his adversaries.

 

First of all it should be borne in mind that Obama’s election was straight out of the political textbook: exploiting the elements of the crisis to turn them into consensus is the talent that Obama and his advisors demonstrated in building an election campaign based on the organization, participation and packaging of a new collective narrative. In short, it was the beginning of the construction of a “party of the President”; of an unprecedented electoral mobilization, in a country that does not encourage participation in elections; of a reconstruction of the political identity of the Democratic Party, which has regained control of the word “people” after 40 years of cultural domination by the conservative wing.

 

The research will proceed in the following direction: a) it will reflect first of all on the funding of the American political system today (electoral system, funding of politics and relations between interest groups and elected officials, the party system, institutional architecture and government action); b) it will analyze the impact of the new “President’s party” on the American political system, that is its strategies for the institutionalization of political participation that took place during the election campaign; c) it will analyze the leadership style of the Obama administration: change or continuity?

Presentazione

Spazio post-sovietico: Ucraina

 

Gli stati dell’area post-sovietica a sud-ovest della Russia – Ucraina, Bielorussia e Moldova – hanno attraversato vicende politiche controverse: fatta eccezione per la “granitica” stabilità bielorussa, la Moldova e, soprattutto, l’Ucraina hanno evidenziato grande fermento, sia sul fronte politico interno che su quello degli equilibri di politica internazionale.

 

Tale quadro di incertezza e di conflittualità politica non è stato per nulla lenito dalla “rivoluzione arancione” di Kiev, il cui enorme impatto mediatico ha avuto rilevanti ripercussioni in altre aree dello spazio post-sovietico. La ricerca è focalizzata, attraverso l’analisi e la classificazione delle elite ucraine post-sovietiche e delle relative politiche,  sui processi di cambiamento politico-istituzionale e sulle prospettive di collocazione dell’Ucraina nell’ambito delle relazioni internazionali.

 

 

Post-Soviet space: Ukraine

 

 

The states in the post-Soviet area to the south-east of Russia – Ukraine, Belarus and Moldova – have experienced controversial political events: with the exception of the rock-like stability of Belarus, Moldova and above all the Ukraine have witnessed great ferment, both on the home front and in terms of the balances of international politics.

 

This framework of political uncertainty and conflict has not been mitigated to any great extent by the “orange revolution” in Kiev, whose enormous media impact has had wide repercussions in other areas of the post-Soviet space. The research is focused, through the analysis and classification of the post-Soviet Ukrainian elites and their policies, on the processes of political and institutional change and on the future collocation of Ukraine in the context of international relations.

Presentazione

Palestina: elite laiche ed elite fondamentaliste, chi sopravviverà?

 

Con l’avvio del processo di Oslo negli anni Novanta, le elite laiche palestinesi provenienti dall’OLP sembravano aver definitivamente vinto: in pochi anni sarebbe nato uno stato palestinese e loro ne sarebbero state a capo. Il processo di pace, e soprattutto il flusso di aiuti dell’Unione Europea, nel giro di qualche anno avrebbe consolidato questa tendenza eliminando ogni elemento estraneo al cosiddetto “gruppo tunisino”.

 

Le cose, come sappiamo, non sono andate così. Con le elezioni del gennaio 2006 un’intera epoca sembra essersi conclusa: quella del monopolio delle elite laiche sulla lotta di indipendenza palestinese. La vittoria di Hamas ha portato al potere una nuova classe dirigente che merita di essere indagata. Chi sopravviverà alla fine del processo di pace? Continuerà, e come continuerà, l’attuale “guerra civile palestinese”? Per rispondere a queste domande è necessario, secondo noi, guardare non solo allo scenario interno ma anche al ruolo dei soggetti esterni, i quali influenzano lo sviluppo delle elite palestinesi: in primo luogo gli israeliani, ma anche gli Stati Uniti e l’Iran. Soprattutto in questa prima fase lo studio verterà su questi ultimi due soggetti, attraverso l’osservazione delle strategie delle amministrazioni americane, così come quelle dell’Iran e di Hizbullah nel rafforzamento militare e politico di Hamas.

 

 

Palestine: secular elites and fundamentalist elites, who will survive?

 

With the beginning of the Oslo process in the Nineties, the Palestinian secular elites from the PLO seemed to have won once and for all: in the space of a few years a Palestinian state would be born  and they would be at its head. The peace process, and above all the flow of aid from the European Union, would consolidate this trend, eliminating everyone outside the so-called “Tunisian group”.

 

Things, as we know, have turned out very differently. With the elections of January 2006, a whole era seems to have come to an end: that of the monopoly of the secular elites over the struggle for Palestinian independence. The victory of Hamas has brought to power a new ruling class that deserves to be investigated. Who will survive at the end of the peace process? Will the current “Palestinian civil war” continue, and in what way? In order to answer these questions it is necessary, in our opinion, to look not only at the internal scenario but also at the role of the outside forces who influence the development of the Palestinian elites: first of all the Israelis, but also the United States and Iran. In this first phase above all, the study will focus on the latter two, by observing the strategies of the American administrations, and those of Iran and of Hezbollah in the military and political reinforcement of Hamas.

Presentazione

Per la prima volta nella sua storia la Russia si sta costituendo come stato-nazione, dopo secoli di impero zarista e 74 anni di esperimento sovranazionale tentato con l’Urss. La costruzione dello stato-nazione è l’obiettivo della leadership attuale alla ricerca di una economia, di una società, di una identità culturale, adatte alla situazione interna e internazionale.

 

La riconquista di un ruolo internazionale ha come fine il riscatto della Russia che deve andare indietro di secoli per ritrovare degrado e umiliazioni, quali ha avuto dopo il 1991.
Le strategie delle élite al governo sono ispirate al disegno di riconquistare, almeno in parte, potere e status persi. E’ un disegno a più dimensioni. C’è quella economica, favorita dalla domanda di petrolio e gas, che renderebbe possibile l’ammodernamento di industrie, servizi e agricoltura del paese; e favorita anche dalla vendita di armi e tecnologie militari come pressione per tornare a farsi riconoscere uno status strategico-militare. C’è la dimensione politica-culturale interna, con la necessità di dotarsi di istituzioni amministrative, giuridiche e culturali, indispensabili al funzionamento di uno stato-nazione. C’è la dimensione internazionale, con l’esigenza di uscire dal buco nero dove Yeltsin e i suoi consiglieri avevano fatto precipitare la Russia.

 

E’ un’esigenza in contrasto con l’immagine della Russia postsovietica, fatta propria dai governi del mondo intero. L’immagine è quella di un territorio, di un governo, di un popolo talmente sconfitti dalla guerra fredda persa, da non essere più in grado di recuperare un proprio posto sulla scena mondiale.

 

Allorchè con l’élite di Putin il recupero è stato avviato, in parallelo è nato ovunque il sospetto di un ritorno al passato sovietico. E dunque il disegno a più dimensioni della leadership russa appare una pretesa inconciliabile con gli attuali equilibri internazionali.

 

La ricerca dell’Osservatorio è focalizzata sulle élite attuali, impegnate a favorire la trasformazione politico-istituzionale, il consolidamento di una economia nazionale e la strategia internazionale della nuova Russia.

 

 

After the czarist epoch and the Soviet experiment, for the first time in history Russia is building itself as a nation-state.
The building of the nation is the aim of the present  leadership which is trying to reach out towards an economy, a society, and a cultural identity adequate to the domestic situation and international affairs.
The strategy of the élite is aiming to acquire again a part of the former international power that Urss enjoyed.

 

It is pattern with many different aspects.There is the economic dimension. In these last years the high price of oil and gas has enriched the national economy and as a consequence the domestic industries, services and agriculture are becoming better and being modernised. Another aspect is the selling of weapons and military technology with the additional purpose of re-acquiring once again a strategic-military status .

The political-cultural dimension must also be considered: the necessity to build  administrative institutions and laws fit to a modern nation-state.
There is the international dimension that needs to come out from the black hole of the Yeltsin years.
It is a requirement in contrast with the image of the current post Soviet Russia.
The image is in relation to a territory, a people, a government greatly overcome by the cold war as not to be able to recuperate a role on the international table.

 

When Putin’s élite began to move again in international affairs suddenly the international élite began to suspect that the new Russia was dreaming to return to Soviet Russia.
Research is focused on the current Russian élites who are working on the political and institutional transformation, in reinforcing the national economy and elaborating international strategies of the new Russia.

Presentazione

Gli studi sulla elite transnazionale sono accomunati dall’ipotesi che negli anni settanta si sia andata strutturando una formazione sociale d’elite con priorità comuni e consenso sulle politiche di interesse da adottare. Quegli anni sono stati contrassegnati dalla nascita di nuove forme pubbliche e private di organizzazioni internazionali mentre, allo stesso tempo, associazioni e organizzazioni preesistenti mutavano forma o acquistavano nuovo vigore.

 

La formazione dell’elite transnazionale potrebbe essere vista come una risposta alle tensioni che all’epoca minacciavano la stabilità interna e internazionale. Infatti nella seconda metà degli anni sessanta, la forza sindacale e politica del lavoro, l’esplosione del movimento giovanile, le lotte per l’emancipazione dei neri negli Stati Uniti e il femminismo, minarono l’assunto che la liberaldemocrazia avesse capacità di controllo globale. Sulla scena internazionale crescenti erano la competizione e le conflittualità intracapitalistica, e ormai incalzanti le rivendicazioni dei paesi del Terzo mondo.

 

È in questo clima che, secondo una letteratura ormai consistente, esponenti di spicco dell’elite istituzionale, imprenditoriale e finanziaria a proiezione transnazionale dei paesi più “sviluppati”(Usa, Europa, Giappone), diedero vita ad iniziative pubbliche e private, volte a creare culture e politiche di difesa e stabilità del proprio status. A partire da queste premesse, la ricerca intende indagare il ruolo dell’elite transnazionale e delle sue istituzioni nella fase della politica del primato dell’economia degli ultimi decenni. A tal fine si adotterà un approccio di rete che consente di individuare non solo soggetti e istituzioni dell’elite transnazionale, ma anche i legami reali e l’articolazione funzionale e gerarchica.

 

 

A shared feature of studies on the transnational elite is the hypothesis that in the Seventies a social elite began to take shape with common priorities and consensus on the policies to be adopted. The Seventies were marked by the birth of new public and private forms of international organization, while at the same time pre-existing associations and organizations were changing form or acquiring new vigor.

 

The formation of the transnational elite can be seen as a response to the tensions that were threatening internal and international stability at the time. In the second half of the Sixties, in fact, the trade-union and political power of labor, the explosion of the youth movement, the struggles for the emancipation of the black population in the United States and feminism undermined the assumption that liberal democracy had the capacity for global control. On the international scene there was growing intra-capitalist competition and conflict, and the demands of Third World countries were now pressing.

 

It was in this climate, according to a now substantial literature, that leading exponents of the transnational institutional, business and financial elite of the most “developed” countries (USA, Europe, and Japan) began to implement a series of public and private initiatives aimed at creating cultures and policies in defense of their own status. Setting out from these premises, the research intends to investigate the role of the transnational elite and its institutions in the political phase of the primacy of the economy in the last few decades. To this end we will adopt a network approach that will make it possible to identify not only the members and institutions of the transnational elite, but also its real links and its operational and hierarchical organization.

Bibliografia

1970_W. Feld, “Political Aspects of Transnational Business Collaboration in the Common Market”, in International Organization, vol. 24, n. 2, pp. 209-238.
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1984_K. Van der Pijl, The Making of an Atlantic Ruling Class, London, Verso.
1987_R.W. Cox, Production, Power, and World Order: Social Forces in the Making of History, New York, Columbia University Press.
1990_S. Gill, American Hegemony and the Trilateral Commission, Cambridge, Cambridge University Press.
1992_O. Holman, “Transnational Class Strategy and the New Europe”, International Journal of Political Economy, vol. 22, n.1, pp. 3-22.
1995_T. Risse-Kappen, (ed.), Bringing Transnational Relations Back In: Non-State Actors, Domestic Structures, and International Institutions, Cambridge, Cambridge University Press.

(continua…)

Bibliografia

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1997_G.Robinson, Building a Palestinian state: the incomplete revolution, Bloomington Indiana UP 
1998_S.K. Aburish , Arafat: From a Defender  to a Dictator, London, Bloomsbury
2000_H.Rabe, Palestinian elites after the Oslo Agreements (1993-1998),Thesis (PhD) SOAS, University of London

(continua…)

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